Steve Kerr e i Warriors: la fine del film?
C’è un momento, anche nei migliori film, dove è chiaro che la storia sta per volgere al termine. Non per forza perché tutto è già effettivamente finito, ma perché l’aria è cambiata. Da qualche giorno ormai, questo sembra essere il copione Golden State Warriors: una grande storia che sembra aver iniziato il suo capitolo finale.
Perché quello dei Warriors è stato a tratti meglio di un film: una saga di talento, intelligenza e dominio che ha cambiato e modellato il basket contemporaneo.
Per anni, Steve Kerr è stato il regista perfetto di questa storia. Ha preso una squadra che già era forte e l’ha trasformata in un sistema fluido, quasi elegante nella sua ferocia competitiva. Con lui, i Warriors non hanno solo vinto: hanno imposto un modo diverso di intendere il gioco. Hanno reso il movimento della palla una forma di bellezza, e la bellezza una forma di vittoria.
Oggi però rimane il dubbio: Kerr è ancora l’uomo giusto per accompagnare i Warriors nella prossima fase? Dopo l’ultima stagione, le sue parole hanno lasciato aperto ogni scenario. Nessun annuncio definitivo, ma la sensazione netta che un ciclo possa davvero essere arrivato al suo limite.
Il punto, però, non è solo Kerr. È ciò che resta di quei Warriors quasi inossidabili. Steph Curry continua ad essere il cuore della squadra, ma attorno a lui l’aura è cambiata. Le certezze di un tempo si sono attenuate, e ogni nuova stagione appare rivestirsi sì di grandezza ma anche di ritmi incostanti.
L’immagine chissà resta tuttora quella di una squadra di alta categoria. La domanda però è: sapranno i Warriors, con o senza Kerr, raccontare la stessa storia?
Sicuramente alcune sono storie sono irripetibili. Ma, come diciamo a casa nostra, la gloria è di chi osa. E i Warriors sanno osare. Il tempo dirà.